Jenny of Oldstones song – Analisi del testo?


NO SPOILER QUI!
Solo farneticazioni a ruota libera prima di vedere l’episodio 3 dell’ottava stagione.

Perdonatemi ma sono andata in trip totale con la canzone di Jenny di Vecchie Pietre.

Il post in cui faccio riferimento al possibile significato della canzone lo trovate qui, insieme a tutte le citazioni di Jenny nei libri e alla versione bellissima di Florence + The Machine con video struggentissimo.

Mentre scrivevo l’altro post però mi sono resa conto che non sarei riuscita a infilare tutto quello che avrei voluto e quel che volevo era riprendere le parole del testo e rivederle tutte, fase per frase, cercando di coglierne il significato.

High in the halls of the kings who are gone
Jenny would dance with her ghosts
The ones she had lost and the ones she had found
And the ones who had loved her the most

The ones who’d been gone for so very long
She couldn’t remember their names
They spun her around on the damp old stones
Spun away all her sorrow and pain

And she never wanted to leave, never wanted to leave
Never wanted to leave, never wanted to leave

They danced through the day

And into the night through the snow that swept through the hall
From winter to summer then winter again
Til the walls did crumble and fall

La prima strofa è anche l’unica che si ritrova nel testo di Martin

High in the halls of the kings who are gone

Ci sono tre possibili sale di re estinti:
  • Summerhall, Sala dell’Estate, dove trovò morte gran parte dei Targaryen insieme alla stessa Jenny di Vecchie Pietre
  • La sala del trono di King’s Landing dei Baratheon/Lannister
  • le Cripte di Grande Inverno che contengono le spoglie dei Re e dei Protettori del Nord
Visto che la canzone viene cantata a Grande Inverno e che ci stiamo preparando alla grande battaglia sono portata a credere che si faccia riferimento alle Cripte.
Ora… chi è quel she?

would dance with her ghosts – The ones she had lost and the ones she had found – And the ones who had loved her the most

Sono abbastanza convinta che nel testo di questa canzone possa essere descritta parte della Grande Battaglia, almeno la parte che si svolgerà nelle cripte

La cripta di Grande inverno

 “ospitava i defunti della Casa Stark. Ai piedi dei signori di Grande Inverno stavano accucciati grossi metalupi; i volti scolpiti nelle pietre che sigillavano le tombe li osservarono passare con occhi privi di luce che scrutavano in eterne tenebre. Nell’alone luminoso in movimento, quelle figure di granito parevano agitarsi sui loro scranni, protendersi verso i vivi. Secondo l’antica tradizione, una spada lunga di ferro era posata di traverso sulle ginocchia di ognuno di essi, per consentire loro di tenere gli spiriti della vendetta imprigionati nelle cripte. La ruggine aveva divorato la lama più antica, lasciando solamente poche tracce rossastre là dove il metallo era rimasto in appoggio sulla pietra. Ned si chiese se questo poteva significare che ora gli spettri erano liberi di vagare nel castello, ma non volle crederci.” (Il Trono di Spade – Ned, 4)

Ned e Robert nelle cripte di Grande inverno
Thomas Denmark
  

Dunque sappiamo che di molte spade non è rimasta che una traccia di ruggine mentre le spade di Lord Rickard e di Brandon Stark, nonno e zio di Jon, sono state prese da Meera e Brandon nella fuga da Grande Inverno occupata dai Greyjoy. Più tardi Bran osserverà che anche Hodor ha preso una spada dalle cripte, è antica, arrugginita e senza più filo della lama (Tempesta di spade, Capitolo 9, Bran). Se la leggenda che ricorda Ned fosse vera ci sarebbero parecchi spiriti degli Stark, abbastanza incazzati, con spade ridotte a polvere e quindi liberi di vendicarsi… o combattere.

A questo potrebbe riferirsi la strofa

The ones who’d been gone for so very long

A questo punto ritorna la domanda: chi è quel she?

Inutile nasconderlo: in uno dei trailer dell’ottava stagione si vede chiaramente Arya che corre nelle cripte e la si vede anche brandire la lancia forgiata da Gendry con punte di vetro di drago, una buona idea combattere con un’arma lunga se si è piccolini. 
Nota: dal disegno che Arya dà a Gendry sembrerebbe che questa lancia possa dividersi in due parti… vedremo quale sorpresa ci riserveranno gli showrunners.
Nella forma dell’arma e nella storia di Arya c’è un richiamo, forse voluto, a Symeon Occhi-di-stelle, un personaggio mitico dell’Età degli Eroi menzionato in tutti i libri delle Cronache,:Symeon è un cavaliere che perde entrambi gli occhi e che riempie le orbite vuote con un paio di zaffiri a forma di stelle. La sua arma è un lungo palo provvisto di lame alle estremità, che fa roteare tra le mani abbattendo due avversari per volta. Alcune leggende riportano che Symeon sarebbe diventato un Estraneo, da qui l’azzurro degli occhi scambiato per zaffiri… un particolare agghiacciante se si pensa a come possa terminare la battaglia.

Symeon Occhi-di-Stelle di Roman Papsuev
The ones she had lost and the ones she had found – And the ones who had loved her the most – The ones who’d been gone for so very long – She couldn’t remember their names

Come sappiamo nelle cripte sono seppelliti i re e i protettori del Nord, alcuni sono morti da talmente tanti anni che non se ne conosce nemmeno il nome però ce ne è uno in particolare che ha amato Arya: suo padre Ned

They spun her around on the damp old stonesSpun away all her sorrow and pain

La fanno girare sulle vecchie pietre umide, le pietre delle cripte, mandano via le sue sofferenze

And she never wanted to leave, never wanted to leave – Never wanted to leave, never wanted to leave

Arya non avrebbe mai voluto lasciare Grande Inverno ma spero davvero che la lasci adesso e che il suo destino non sia quello di restare per sempre lì confinata.

They danced through the day – And into the night through the snow that swept through the hall

Il riferimento alla danza potrebbe richiamare il combattimento, dopotutto il primo maestro di Arya, Syrio Forel, la stava addestrando proprio alla danza dell’acqua ovvero un modo di guerreggiare con la spada.
Danzano attraverso il giorno, nella Notte (nel re della Notte?) attraverso la neve dilagata attraverso il muro.
La Notte e la neve possono riferirsi agli Estranei, probabilmente non al Re della Notte dello show perché mi sembrerebbe più giusto che lo facesse fuori Jon o Bran ma sono abbastanza fiduciosa per una vittoria dei vivi o almeno per la sopravvivenza di alcuni di loro.

From winter to summer then winter again- Til the walls did crumble and fall


Sappiamo che il ciclo delle stagioni in GoT comprende solo inverno ed estate… Questo inverno cadranno muri: è caduta la Barriera, cadranno probabilmente le mura di Grande Inverno e di Approdo ma non escludo che cadano anche le barriere delle convenzioni, la famosa ruota che Dany diceva di voler spezzare (a parole perché a fatti vuole restaurarla quella ruota). Una delle convenzioni maggiori di Westeros è che le figlie femmine sposino Lord di qualche castello e diventino Ladies e diano alla luce altri Lord e Ladies… 
“That’s not me” disse Arya: non fa per lei. La sua storia, all’interno dei libri e dello show, è già contro le convenzioni sociali.

Questa particolare interpretazione riguarderebbe quasi solo Arya (fate che viva, fate che viva, fate che viva!!!!) ma potrebbe riguardare anche Jon, che non è una she ma facciamo ceh ce ne dimentichiamo per un po’ ok?

C’è qualcosa che mi fa pensare che la canzone si riferisca a Jon perché legato direttamente alle Cripte, in questo caso lo spirito perduto, The ones she had lost, si potrebbe riferire a Ned Stark mentre lo spirito trovato, the ones she had found, si riferirebbe a Lyanna Stark che Jon ha appena scoperto essere sua madre.

They danced through the day – And into the night through the snow

Anche qui potrebbe essere un riferimento alla Lunga notte che il Re della Notte vuole portare oppure “danzano nella Notte”, nel Re della Notte, potrebbe annunciare l’uccisione del Re della Notte da parte di Jon in alleanza con i suoi spiriti.

From winter to summer then winter again

Quello che mi preoccupa in questa strofa è che si concluda con l’inverno… in questo caso l’esito della battaglia significherebbe una sconfitta.
Oppure potrebbe riferirsi all’inverno che seguì la falsa primavera del Torneo di Harrenhal, e che vide sposi Rhaegar e Lyanna, quindi l’estate della giovinezza di Jon e infine l’inverno di adesso… magari l’ultimo inverno.

the snow that swept through the hall

Questo verso specifico potrebbe riferirsi agli Estranei che irrompono nelle cripte e ricorda, nei libri, la visione che ebbe Jojen a Grande Inverno a proposito del mare che entrava dalle mura, poco dopo quella visione, Theon e i suoi uomini di ferro presero il castello.

Til the walls did crumble and fall

Che i muri debbano cadere non c’è dubbio: lo stesso nome Winterfel potrebbe annunciare in sé l’idea di caduta, no?
In senso metaforico, potrebbero cadere tutte le divisioni tra casate e possedimenti e fare di Westeros un unico vero Regno, dopotutto già regni come Dorne e Alto Giardino sono caduti. Potrebbe riferirsi alla caduta del vecchio sistema politico e la nascita di uno nuovo.
Potrebbe riferirsi inoltre alle barriere delle convenzioni, al fatto che i Sette Regni non abbiano mai avuto una regina, alla famosa ruota che Daenerys vuole rompere “I want to break the wheel“.

Così come la canzone può voler dire tutto e il contrario di tutto per quanto riguarda il futuro re/regina dei sette Regni (vedi spiegone qui), anche analizzando il testo più attentamente la conclusione delle Cronache (della canzone) resta sibillina.

Ciò che è abbastanza chiaro però è che, comunque vada, la canzone di Jenny rivela il finale delle Cronache del ghiaccio e del fuoco:
  • lo rivela in relazione all’unione tra un discendente di Valyria e un discendente dei primi uomini (Daeron-Jenny, Rhaegar-Lyanna, Daenerys-Jon)
  • In relazione a qualcuno che dovrà rinunciare al trono
  • In relazione a muri o barriere che crollano
  • In relazione al ciclo estate – inverno
  • In relazione ai morti, agli spettri che danzano (ehi!!!! Dimentichiamo come si chiama il metalupo di Jon!!!) GHOST!
The ones who’d been gone for so very long
She couldn’t remember their names
They spun her around on the damp old stones
Spun away all her sorrow and pain


They danced through the day

And into the night through the snow that swept through the hall
From winter to summer then winter again
Til the walls did crumble and fall

Mio marito ritiene che alla fine moriranno tutti e sopravvivrà solo Arya che rinuncerà al trono per salpare verso occidente e dichiarerà la Repubblica. Tanto ormai tutto è possibile.

Sono solo farneticazioni, arrovellamento di volute cerebrali per ingannare l’attesa… in qualche modo bisognerà pur passare il tempo, io non ce l’ho Pod che mi canta davanti al camino.

Jenny Of Oldstones – E i fan delle Cronache vanno in brodo di giuggiole


Avvertimento:

Quello che leggerete tra le prossime righe non contiene spoiler riguardanti l’ottava stagione ma contiene riferimenti ai libri terzo e quinto della Canzone del Ghiaccio e del Fuoco (o Cronache come è piaciuto chiamarla alla Mondadori).

Il secondo episodio dell’ottava stagione di Games of Thrones ha riservato ai lettori appassionati di questa saga un vero e proprio momento di giubilo, di goduria oserei quasi dire: la canzone di Jenny di Vecchie Pietre. Il momento è altamente emotivo, le parole riportano alla mente episodi mai narrati nella serie ma si ricollegano delicatamente con quanto accade e quanto sta per accadere.

Ma chi era questa Jenny di Vecchie Pietre? 

Un passo indietro. (sotto vi metto l’albero genealogico Targ)
Duncan Targaryen era il primogenito di Aegon V (l’Egg invocato da maestro Aemon sul letto di morte per il quale questi si fece da parte nella successione al trono, ricordate?) e destinato al trono, sua madre era Betha la Nera, una Blackwood (quindi legato ai primi uomini). Duncan venne promesso in matrimonio a una figlia di Casa Baratheon ma mentre viaggiava per le Terre dei Fiumi si invaghì di una fanciulla locale chiamata Jenny di Vecchie Pietre che diceva di discendere dai re dei primi uomini; nel villaggio si diceva fosse mezza svitata, altri dicevano fosse una strega. Fatto sta che Duncan la prese per moglie e rinunciò al trono per lei, il trono passò al secondo dei figli di Aegon V: Jaehaerys II. Per rimediare all’onta procurata ai Baratheon, Aegon V diede sua figlia Rhaelle in sposa all’erede di Capo Tempesta Ormund. Per questo la donna rossa Melisandre è tanto interessata al sangue dei fratelli e dei figli di Robert: perché sono nipoti di Rhaelle e possiedono dunque sangue Targaryen, sangue di re.
Torniamo a Jenny: a corte portò con sé un’anziana e strana donna, una strega dei boschi che convinse Jaehaerys II, erede di Aegon V dopo che Duncan aveva rinunciato, a far sposare tra loro i suoi figli Aerys e Rhaella perché dalla loro unione doveva nascere, disse la strega, il principe che fu promesso.

Su altri siti potrete trovare spiegazioni che citano Jenny come colei che profetizzò a Jaehaerys del Principe, non è così: fu la strega dei boschi di Jenny a farlo.

Aerys e Rhaella si sposarono e dalla loro unione nacquero Daenerys Nata dalla Tempesta bla bla bla e Rhaegar, il padre di Jon.


Ripassino dell’albero genealogico!
Tenete presente che per ragioni di trama nella serie TV hanno eliminato Jaehaerys e dunque Aerys è figlio di Aegon V e fratello di Duncan… ai fini della canzone di Jenny non cambia molto solo che Jenny sarebbe la zia di Rhaegar e Daenerys e non la prozia… Ripeto che non cambia nulla perché in entrambi i casi nessuno dei due l’avrebbe comunque conosciuta.

Discendenza di Aegon V l’Improbabile
Discendenza di Jaehaerys II figlio di Aegon V

Mentre Rhaegar nasceva però, Aegon V, ossessionato dall’idea di riportare in vita i draghi come gran parte dei Targaryen, durante la festa a Sala dell’Estate per l’imminente nascita del nipote, trasformò la sua ossessione in un’immensa tragedia che non trova testimoni rimasti in vita: bruciò il palazzo con tutti i partecipanti alla festa, nessuno sopravvisse tranne Aerys II, Rhaella e Rhaegar che non erano presenti. E tranne la strega dei boschi che Jenny si era portata a corte: la strega continuerà a vivere ma si trasferirà a Cuore Alto nelle Terre dei Fiumi dominate da Casa Tully.

Summerhall – Marc Simonetti
Fin qui il recap ma perché è importante questa storia?
E’ importante perché nei libri viene esplicitamente detto che la strega dei boschi portata da Jenny profetizzò a Jaehaerys che dall’unione di Aerys e Rhaella sarebbe nato il Principe che fu promesso. Nessuno conosce l’autore della canzone di Jenny ma c’è chi suppone che sia lo stesso Rhaegar Targaryen.
Nel Libro IV, A Feast for Crows, Cersei ricorda il torneo di Harrenhal e il momento in cui Rhaegar cantò. Mi piace pensare che fu proprio allora che Rhaegar cantò la canzone di Jenny.

“Quella sera il principe suonò l’arpa e la fece piangere. Quando gli era stata presentata, Cersei rischiò quasi di annegare nei suoi malinconici occhi viola. “Lo hanno fatto soffrire” ricordò di avere pensato “ma quando saremo sposati io guarirò le sue ferite.”

Ad aggiungere concretezza alla profezia arriva la scena successiva dell’episodio che vede Jon e Daenerys nella cripta di Grande Inverno: entrambi nati nella linea di Rhaella e Aerys, entrambi possibili principi che furono promessi o forse, chissà, genitori del principe.

Altro motivo per cui potrebbe essere importante la canzone di Jenny è il fatto che per amore qualcuno rinunciò al trono: Duncan Targaryen, principe delle Libellule, rinunciò al trono per amore di Jenny. Potrebbe essere interpretato come la rinuncia di un Targaryen  (Dany) per un discendente dei primi uomini (Jon) oppure la rinuncia di un uomo (Jon) per amore di una donna (Dany)… comunque vada, dunque, la profezia è talmente sibillina che potrebbe avverarsi anche se nell’episodio 8×2 la musica sembrerebbe sottolineare palesemente chi dei due siederà sul trono… sempre che alla fine della storia ci sia ancora un trono su cui sedere.

È bene tener presente che in GoT, nello show televisivo, la musica ha una funzione narrativa ed esplicativa: non si dice mai esplicitamente, per esempio, che fine abbia fatto Ghiaccio, la spada di Ned: quello che vediamo e sentiamo è Tywin Lannister che assiste mentre da una grande spada ne vengono riforgiate altre due e in sottofondo scorre il tema di Winterfell che sfuma in quello delle Piogge di Castamere.
Jenny di Vecchiepietre ritratta con i fiori nei capelli
Non sappiamo se nello show verrà direttamente citata questa particolare profezia del principe che fu promesso, mi sentirei di escluderlo per motivi di tempo, però i produttori hanno mostrato, in questo episodio, che non l’hanno dimenticata e lasciano aperta ogni possibilità.
Inoltre non è la prima volta che nello show viene citata Jenny di Vecchiepietre: il suo nome viene menzionato già nella 7×5 quando Sam, alla Cittadella, cerca di convincere i maestri a prestar fede al messaggio arrivato da Maestro Wolkan di Grande Inverno sul pericolo degli estranei. I maestri prendono le parole di Wolkan a ridere e uno di loro dice:

“Sembra la storia di Jenny di Vecchie Pietre, la ciarlatana che diceva di discendere dai figli della foresta, o quella di Lodos, il profeta secondo cui il Dio Abissale avrebbe ucciso Aegon il Conquistatore”

Ora un paio di riferimenti libreschi per approfondire al termine dei quali ho inserito il video su YouTube della canzone di Jenny cantata da Florence + The Machine.


Jenny di Vecchiepietre viene menzionata per la prima volta nel Libro terzo delle Cronache (capitolo 22 – Arya): la Fratellanza senza Vessilli si trova a Cuore Alto, un luogo sacro ai Figli della Foresta che conserva ancora un anello di alberi diga. In questo luogo magico incontrano una strana creatura, piccola di statura e con gli occhi rossi che ad Arya ricordano quelli di Spettro, il metalupo albino di Jon. Dalla descrizione è naturale associarla alla strega dei boschi di Jenny. Questa donna fornisce a Beric e ai suoi compagni informazioni sulla guerra in corso e visioni confuse su quel che avverrà, in cambio chiede che Tom Settecorde le canti la sua canzone preferita

 “«Oh, aye. La canzone della mia Jenny. Ce n’è forse un’altra?» Tom si mise a cantare, e la donna-spettro chiuse gli occhi, ondeggiando lentamente avanti e indietro, mormorando le rime. E piangendo.”

prima però aveva incontrato gli occhi di Arya che la fecero tremare

Gli occhi rossastri della donna-spettro la scrutarono. «Io ti vedo» sussurrò. «Sì, ragazza-lupo, io ti vedo. Bimba del sangue. Pensavo che fosse il lord a puzzare di morte…» La nana cominciò a singhiozzare, il suo minuscolo corpo si scuoteva. «Sei crudele a venire sulla mia collina, crudele. Mi sono strangolata di dolore a Sala dell’Estate, non voglio nessuna parte del tuo dolore. Vattene via da qui, cuore nero. Vattene via!»”

Ritroviamo Jenny a metà del Libro III: Catelyn ricorda la sua giovinezza, quando giocava a essere Jenny, con i fiori nei capelli e Petyr Baelish interpretava Duncan Targaryen, il suo innamorato.  

Libro III – Catelyn 45

“«C’è una canzone» ricordò Robb. «Jenny di Vecchie Pietre, con i fiori nei capelli.» «Alla fine, tutti noi diventiamo canzoni. Se siamo fortunati.» Quel giorno lontano, Catelyn aveva giocato a essere Jenny, si era messa perfino dei fiori tra i capelli. E Petyr Baelish, molto prima che diventasse Ditocorto, aveva fatto finta di essere il suo principe delle Libellule. Catelyn non poteva aver avuto più di dodici anni, e Petyr era solo un bambino.” (…) L’unico fratello che mi rimane è Jon. Se io dovessi morire senza eredi, voglio che sia lui a succedermi quale re del Nord.»”

È singolare come Martin abbia voluto associare la figura di Jenny ai desideri di Robb e quindi al personaggio di Jon. Martin ha posto i nomi di Jenny e Jon, apparentemente senza alcun legame tra loro, nella stessa pagina. Martin non lascia cose al caso (ricordate il nome di Hodor? Ok, nei libri non siamo ancora arrivati a quel punto ma ci sarà, forse diverso ma ci sarà, lo ha ammesso Martin). In questo brano si parla di Jon e di Jenny, Jenny è la protagonista della canzone che cantava Rhaegar; Jon è suo figlio, Rhaegar era ossessionato dall’idea del principe che fu promesso, Jon viene designto da Rob come suo successore a re del Nord.

Le prime parole della canzone vengono citate in conclusione del libro III, cantate da Tom Settecorde 

“La melodia era dolce e triste. Una melodia che Merrett conosceva. Su nelle sale dei re scomparsi, Jenny danzava con i suoi fantasmi

Introducono Lady Stoneheart e l’inizio della sua vendetta contro i Frey che l’hanno uccisa al banchetto delle Nozze Rosse.


Martin torna sulla storia di Jenny di Vecchie pietre nel libro V: Daenerys chiede a Ser Barristan del matrimonio dei suoi genitori, un matrimonio senza amore:

“«Perché si sposarono, se non c’era amore fra loro?» «Ordine di tuo nonno. Una strega dei boschi gli aveva detto che il principe promesso sarebbe nato dalla loro linea di sangue.» «Una strega dei boschi?» ripeté Dany, stupita. «Venne a corte con Jenny di Vecchie Pietre. Una creatura rachitica, grottesca a vedersi. Una nana, disse molta gente, ma cara a lady Jenny, che ha sempre sostenuto che si trattava di una figlia della foresta.» «Che ne è stato di lei?» «Sala dell’Estate.» Un nome gravido di distruzione.” (Libro V – Daenerys 4)

I fan hanno grossi sospetti invece che la vecchia non sia morta a Sala dellEstate (Summerhal) ma sia il fantasma di Cuore Alto.
La canzone di Jenny di Vecchie Pietre si incrocia così con la linea di sangue Targaryen che darà origine sia a Jon, figlio di Rhaegar e nipote di Aerys II, sia a Daenerys, figlia di Aerys II.

Una casualità che i produttori David Benioff e D. B. Weiss abbiano voluto concedere ai lettori questo Easter Egg proprio il giorno di Pasqua.
La profezia della strega di Jenny può voler dire tutto e niente ovviamente: dalla linea di sangue di Rhaella e Aerys discendono sia Jon che Daenerys, entrambi possono dover rinunciare al trono per amore dell’altro però ritengo anche che sia stato importante inserirla in questo episodio, un episodio in cui apparentemente non accade nulla, in cui non ci sono grandi discorsi o azioni, solo addii… forse una rivelazione c’è…

Questo post termina qui, lunedì torno però con un’analisi più approfondita del testo della canzone e vedremo se ci rivelerà altri particolari che ci erano sfuggiti.
Vi lascio con questo splendido video che ha per sottofondo la canzone di Jenny nella versione di Florence+ The Machine

Consigli per la storia 4: Il Medioevo



Il Medioevo è il periodo storico sicuramente più mistificato. Risulta quasi perso in un limbo tra realtà e mito e alla fine è difficile capire davvero cosa sia davvero accaduto e cosa invece sia inventato vista soprattutto l’immensa quantità di pregiudizi e falsità di cui è stato vittima come nessun altro periodo storico.
La maggior parte delle frottole che circolano a proposito del medioevo ha avuto origine durante l’ “illuminatissimo” Settecento, in realtà due sono i periodi ai quali si deve la connotazione negativa di questi mille anni:
Umanesimo 1400-1500: la riscoperta dell’Età Classica è così sorprendente (caduta di Costantinopoli 1453 e conseguente migrazione di studiosi e testi in Europa) che quanto avvenuto nei secoli precedenti viene visto come barbarie, imbruttimento, decadenza e oscurità; nel guardarsi indietro l’uomo del Quattrocento vedeva solo gli ultimi secoli, quelli successivi alla crisi del Trecento, le pestilenza, le carestie.
Illuminismo 1700: il medioevo viene visto come l’origine del feudalesimo come prevaricazione e disuguaglianza, il sistema che sarà poi abbattuto dalla Rivoluzione Francese, tralasciando l’aspetto principale della società feudale ovvero la reazione alla decadenza del potere centrale romano e la nascita di nuove signorie che avevano anche il compito di amministrare e proteggere i propri vassalli.

Lasciando da parte i testi della strana coppia Montanelli-Gervaso e la loro Storia d’Italia di cui vi ho già parlato qui vi devo assolutamente segnalare il libro Vita nel Medioevo di Eileen Power.
Post più approfondito sul libro della Power potete trovarlo invece qui.

Eileen Power in questo libricino di neanche 200 pagine racchiude le vite di sei persone più o meno comuni del Medioevo: sei “bozzetti”, come li definisce lei, che pulsano di vita vera.
Chi ai tempi delle superiori avesse avuto un impatto traumatico con il Medioevo potrebbe ricredersi, lasciarsi attirare e magari diventare un appassionato di questa epoca; l’opera si adatta sia ai neofiti che ai più eruditi per la capacità dell’autrice di rendere vive persone  e luoghi lontani centinaia di anni partendo da piccole cose, abitudini, usanze.
Il testo si discosta dalla storiografia classica legata agli atti ufficiali, alla politica, all’economia e attinge da documenti rari, testamenti, note spesa, iscrizioni tombali, toponomastica, storia del costume, documenti ecclesiastici e opere di letteratura tra Chaucer, Boccaccio e Marco Polo alternando la narrazione con lievi digressioni da pettegolezzo che rendono leggera e scorrevole la lettura di un’opera che, in fondo, è un saggio ben strutturato e ricco di informazioni.

Nel parlare di Bodo, il contadino vissuto al tempo di Carlo Magno, Eileen ci porta nella sua fattoria e racconta, come in un romanzo, le attività che si svolgevano, il lavoro e il giorno di festa.

Nel parlare di Marco Polo sentiamo riecheggiare le parole de Il Milione ma ancora di più quelle di Calvino nelle sue Città invisibili. È un’avventura straordinaria che poi possiamo approfondire leggendo direttamente la fonte.

Il capitolo dedicato a Madame Eglentyne è sicuramente il più divertente e a tratti si raggiunge proprio la comicità: a Madame Eglentyne è infatti ispirata la madre priora del prologo de I racconti di Canterbury di Chaucer e non è proprio una santa. Raramente gli abitanti dei conventi erano santi in realtà: frati e suore, abati e badesse trovavano ogni mezzo per sfuggire ai propri obblighi. Le preghiere venivano biascicate e accorciate; si davano ricevimenti per i parenti in visita; certi conventi si trasformavano in veri e propri soggiorni a pagamento per i laici che “corrompevano” i poveri monaci (in realtà c’era ben poco da corrompere) perché trascorrere un anno in convento era considerato, allora, molto chic; e poi in convento ci rimanevano molto poco: il Papa e i vescovi avevano un gran da fare per obbligare monaci e suore tra le mura con le imposizioni: ogni scusa era buona per organizzare un pellegrinaggio e andarsela a spassare.
Ancora Calvino mi torna in mente ne Il cavaliere inesistente quando parla di Suor Teodora e delle sue compagne di clausura… solo che quanto racconta la Power non è fantasia: è racchiuso nei rapporti stilati dai vescovi.

Ne La moglie del ménagier Eileen spulcia un manoscritto di economia domestica scritto tra il 1392 e il 1394 da un borghese parigino per istruire la giovane moglie sul comportamento sociale e sessuale. La prima parte tratta di religione e doveri morali e si trovano echi del Petrarca nel racconto della docile Griselda (purtroppo la Power non è una storica della letteratura e probabilmente non sa che la novella originale è, in realtà, di Boccaccio); la seconda parte, invece, tratta soprattutto di economia domestica e di cucina di cui questo ménagier era molto appassionato: sono divertenti gli ammonimenti su come dare ricevimenti e le notizie e i consigli riguardo i centri di collocamento dell’epoca: le “raccomandatrici”.

Seguono due capitoli dedicati al commercio e all’industria della lana in cui veniamo a conoscenza di tantissime informazioni importantissime sul commercio, sulla circolazione del denaro, sulle fiere e sulla vita della borghesia ma inserito talmente bene in una cornice di racconto che apprendiamo senza nemmeno accorgercene.

Questo è davvero un libro ben costruito e scritto per tutti, ricco di riferimenti, corposo in bibliografia e leggerissimo.

Raccomandatissimo.

Matrimonio siriano – Incontro con Laura Tangherlini

Buon venerdì!
Domenica scorsa Laura Tangherlini è venuta nella provincia di Pesaro e Urbino per presentare il suo libro Matrimonio Siriano: un reportage scritto con il cuore sulla realtà dei campi profughi in Libano  e Turchia che accolgono Palestinesi e Siriani.
L’evento era incluso nell’iniziativa Impronte Femminili: rassegna di arte, cultura e narrativa per le pari opportunità giunta alla seconda preziosissima edizione che coinvolge una decina di comuni nel marchigiano.
Introdotta della curatrice della rassegna Sara Cucchiarini, Laura ha dialogato con Carla Luzi della sezione Emergency di Fano per poi cedere la parola, la musica anzi, al marito Marco Ro, cantautore romano.
Laura non è un volto nuovo: è una conduttrice e inviata del canale all-news RaiNews24, me l’ha fatta notare mio marito Matteo per la prima volta, incuriosito dalla sua spontaneità e, soprattutto, dal fatto che fosse di Jesi, nelle Marche. Matteo aveva visto un suo post su Facebook circa un anno fa in cui parlava del progetto di crowdfounding per pubblicare questo libro, Matrimonio Siriano, e partecipò prenotando la sua copia, poi il progetto ebbe successo, un successo insperato anche per Laura, il libro vide le stampe e ci venne recapitato a casa.
Il Matrimonio Siriano è il punto d’arrivo di un percorso durato anni di avvicinamento alla lingua, alla cultura e al popolo siriano ma è anche punto di partenza per la solidarietà.
La storia parte da lontano: da quando, da piccola, dovette rinunciare a praticare la danza per un problema al ginocchio e per questioni economiche.
Poco dopo vide al telegiornale immagini di una città devastata dalla guerra e, tra le macerie, vedeva appese a un muro un paio di scarpette da danza
Lo considerò un segno e decise di intraprendere la carriera di giornalista.
Laura iniziò a studiare l’arabo e a viaggiare per far pratica. Il primo viaggio la porta in Tunisia, il secondo, nel 2009, in Siria perché aveva sentito dire che lì si parlava l’arabo più classico, quelli meno modificato da influenze regionali.
E’ nel 2009 che nasce l’amore per questo Paese e per il suo popolo.
Nel 2011 si trova in Libano, al confine con la Siria, fa richiesta del visto per entrare in Siria ma non le viene concesso, quel che le viene concesso è di passare, con il favore delle guardie, la frontiera per un tragitto a piedi di tre metri, scortata da militari, così fa l’unica cosa che può farla avvicinare alla Siria di più: incontra i Siriani, i Siriani in esilio.
Il Libano non ci sono campi ONU: ci sono situazioni abitative complicate e precarie: i Siriani vivono in garage affittati o in campi profughi palestinesi, tutto il Libano è un campo profughi: Palestinesi, Palestinesi Siriani, Siriani, Libanesi di ritorno. Si stima che in questo paese di 4 milioni di abitanti risiedano un milione e mezzo di profughi dalla Palestina e dalla Siria, a occuparsi di loro è un insieme di piccole e grandi organizzazioni umanitarie dalla più nota Terres des Hommes ad altre sconosciute e tutte fanno una fatica immane per districarsi tra leggi libanesi, consuetudini locali e abitudini dei nuovi arrivati che portano a situazioni paradossali perché molti dei rifugiati non sono in possesso dei documenti e senza documenti non può essere riconosciuto loro lo status di rifugiato, inoltre il Libano è proibito lavorare ai Siriani ma devono pagare per rimanere.
Leggere Matrimonio Siriano riporta alla mente la burocrazia dei racconti di Bulgakov, una lunga spirale di documenti e carte che ostacolano gli aiuti.
I Palestinesi ritengono che i Siriani rubino le opportunità di soccorso, i Libanesi pensano lo stesso dei Palestinesi, è una guerra tra gli ultimi che rischia ogni giorno di scoppiare in qualcosa di troppo grande se la situazione non si dovesse risolvere in fretta.
In Turchia le cose vanno meglio a paragone: possono lavorare e possono dunque sostenersi, tuttavia non vogliono rimanere, nessuno dei profughi vuole rimanere: vogliono tutti tornare i Siria.
Alcuni hanno provato a tornare, hanno trovato macerie e guerra e sono ritornati nel paese che li ospitava, altri, pochi, sono arrivati in Europa ma la maggior parte resta ai confini, pronta a rivarcare la frontiera nell’eterna speranza che le cose cambino e che in Siria torni la pace.
Adesso che si parla di sconfitta dell’Isis in Siria i paesi ospitanti hanno fato capire che è ora che tornino a casa ma cosa troveranno?
A parte macerie e poche fortunate case rimaste in piedi troveranno un presidente che ha già annunciato che la Siria è pronta a riaccogliere i Siriani ma non tutti.
Non tutti.
Non coloro che hanno dimostrato di non gradire il governo di Bashar Al Assad.
Al posto di blocco in frontiera troveranno soldati che obbligheranno i maschi al servizio militare o li manderanno in prigione, come se non bastasse è in progetto un piano di ricostruzione ed è stato chiesto ai siriani di dimostrare che le loro case gli appartengono altrimenti al loro posto troveranno altre case, con altre persone dentro a viverci, Siriani che appoggiano il governo di Assad.








Matrimonio Siriano è un’opera a cornice, l racconto di un matrimonio che racchiude decine di racconti di bambini e di adulti, di Siriani che aiutano e Siriani che chiedono aiuto,  non racconta nulla di straordinariamente nuovo: ognuno di noi, pensando a una guerra di queste proporzioni che dura ormai da otto anni, può immaginare il tipo di esperienze che queste persone hanno vssuto e continuano a vivere ogni giorno.
Tuttavia è un libro che andava scritto per ricordarci che al di là di statistiche e numeri e dichiarazioni ufficiali e scaramucce tra i Potenti del mondo ci sono le persone: c’è Muhammad che ha trovato posto in Olanda, c’è Ahmad Aboud Hoch dell’Urda che coordina 85 ong locali che si occupano di rifugiati, c’è Eman, rifugiata siriana che ha deciso di mettere a disposizione dei suoi connazionali la sua casa e il suo tempo per fornire un doposcuola gratuito, c’è Hassan Rabeh, ballerino siriano palestinese che non ce l’ha fatta a sopportare la sconfitta degli ideali e ha eseguito la sua ultima danza sul tetto di un palazzo di sette piani, c’è il gruppo rock metal Tanjaret Danghet che in italiano significa pentola a pressione, i componenti non vogliono essere guardati come profughi siriani ma come musicisti e artisti, c’è Mo’men, il bambino siriano che Laura e Marco aiuteranno come regalo di nozze, c’è un altro Mohammed che ha visto e vissuto l’orrore delle prigioni siriane destiate ai prigionieri politici e ne è uscito.
E’ un libro fatto di nomi e di storie.
Eè un libro che si deve leggere.

In Got We Trust! E teoria su Jaime Lannister

IT’S GOT DAAAAAAAAAAAY!!!!!!!!

Sto scrivendo alle 6 di mattina del 15 aprile 2019 e sono trascorse due ore dalla messa in onda in mondovisione della Prima Puntata dell’Ultima Stagione di GOT.

Sono in fibrillazione più di un gatto davanti a una scatoletta di tonno

Non ce l’ho fatta a guardarlo in diretta: trascorrerò tutta la giornata lontana da ogni possibile spoiler, terrò chiuso Facebook, non guarderò storie a rischio e terrò il pollice sul cellulare pronto a scorrere più veloce della luce nel feed di IG in caso di sospetta anticipazione perché se è vero che in letteratura le sorprese non le gradisco e preferisco conoscere la trama in anticipo, per quanto riguarda il cinema e le serie TV è vero l’esatto contrario: nulla deve essermi rivelato prima del momento, pena, in ordine, l’avvelenamento, lo scuoiamento, la decapitazione e il rogo con fuoco di drago.

Vi ho promesso su IG una teoria sbomballata sul mio personaggio preferito di Got e le promesse vanno mantenute.
Iniziamo con il dire chi è il mio personaggio preferito: incredibilmente è Jaime Lannister, la sua evoluzione all’interno della serie, e soprattutto all’interno dei libri, è bellissima, poetica, il suo tormento per l’amore sbagliato e per l’uccisione del re che doveva proteggere, la sua trasformazione in fine stratega e negoziatore (parlo soprattutto delle Cronache) mi hanno portata a prediligerlo su tutti, persino su Arya che, a primo impatto, sembrerebbe la più vicina a me.
Ci siete ancora o mi avete abbandonata per la terribile ammissione?
Ci siete ancora anche se dico che quando ascolto The Reynes of Castamere mi alzo in piedi e metto la mano sul cuore?
Perché se ci siete ancora non ho ancora finito.

Sin da quando ho iniziato ad appassionarmi a questa saga ho letto della teoria che vuole che Tyrion sia figlio di Aerys II: nei libri si racconta di come, alla sua nascita, si fosse diffusa la diceria che possedesse una coda, nel librone Il mondo del ghiaccio e del fuoco si ricorda che re Aerys non disdegnava lady Joanna, moglie di Tywin Lannister e che più di una volta, nati i gemelli, si era lasciato sfuggire qualche battuta osé su di lei. Si racconta che Tyrion da piccolo sognasse di possedere un drago e, nella serie, è proprio Tyrion che libera i draghi di Daenaerys e loro, incredibilmente, si lasciano liberare senza aggredirlo.
Ecco, questo episodio di Tyrion che libera i draghi a Meereen è solo nella serie: nei libri le cose avvengono diversamente, non dico come e cosa per non anticipare nulla a chi volesse un giorno leggere i libri ma Tyrion, nei libri, non ha assolutamente nessun contatto con i draghi di Daenerys: figuratevi che alla fine del quinto libro Dany si trova ancora nel mare d’erba dopo essere fuggita con Drogon dalla fossa di combattimento di Meereen.

A supportare il fatto che Tyrion non sia figlio di Aerys II vengono in aiuto anche le parole che lady Genna, sorella di Tywin e zia di Jaime, rivolge a quest’ultimo riguardo le doti politiche dei due fratelli Lannister: 

“Tesoro, ti conosco fin da quando eri un poppante al seno di Joanna. Tu sorridi come Gerion e combatti come Tygett, e hai in te anche qualcosa di Kevan, altrimenti non porteresti il mantello bianco… ma è Tyrion il figlio di Tywin”. 

Detto così non ha un grande impatto ma inserito nel contesto del quarto libro (un libro bellissimo e snobbatissimo dalla maggior parte dei fans) ha un peso rilevante: Genna e Jaime stanno discutendo sull’eredità morale di Tywin e Genna dichiara che il vero successore nell’arte politica di Tywin sia Tyrion. 

Fino a ora ho confutato, brevemente la tesi di Tyrion, quello che voglio asserire è che sia Jaime, e dunque anche Cersei, il figlio di Aerys II.
Ricordate Ser Barristan Selmy (altro personaggio meraviglioso)? Disse a Daenerys che 

“Non sono un maestro della Cittadella che sappia citarti la storia, maestà. Ho dedicato la vita alle spade, non ai libri. Ma ogni bambino sa che i Targaryen hanno danzato troppo vicino alla follia. E tuo padre non fu certo il primo. Re Jaehaerys una volta mi disse che grandezza e follia sono due facce della stessa moneta. Ogni volta che nasce un nuovo Targaryen, disse, gli dei lanciano in aria quella moneta, e il mondo trattiene il fiato aspettando di vedere su che faccia cadrà”.

Ecco, adesso ditemi se Joffrey vi sembra sano di mente, uno che dà ordine di far uccidere tutti i bastarti di re Robert rievocando Erode, che fuggito dalla rivolta di King’s Landing grida

“Traditori! Sono circondato da traditoriiii! Avrò le loro teste”

Ricorda un po’ l’ossessione di Aerys no?
E la passione di Cersei per l’altofuoco? Mi riferisco a prima del grande Boom della sesta stagione: è Cersei a essere contattata dai maestri alchimisti e a chiedere loro di produrre migliaia di ampolle di quel materiale senza considerare il pericolo che avrebbe costituito un deposito in una città così densamente abitata come Approdo.
E, ovviamente, non possiamo dimenticarci del rapporto incestuoso tra Cersei e Jaime. Chi altri era noto per intrattenere rapporti incestuosi? I Targaryen no? per anni abbiamo letto e sentito dei loro matrimoni tra fratello e sorella e quel che pensiamo è che Tyrion sia il Targaryen?
A contrastare questa tesi potrebbero porsi le parole di Genna riportate sopra quando dice che Jaime ha tratti di altri parenti Lannister ma bisogna ricordarsi che Tywin e sua moglie Joanna erano cugini e che, quindi, anche lei era una Lannister.

C’è anche la teoria del drago a tre teste che riguarda Rhaegar: in una delle visioni di Daenerys Rhaegar, pensando ai suoi figli Rhaenys e Aegon e dice “Deve essercene un altro: il drago ha tre teste”. Abbiamo sempre pensato che indicasse i figli di Rhaegar ma se indicasse i figli di Aerys che sarebbero rimasti in vita? Daenerys, Jaime e Cersei… ok, non sta molto in piedi ma ci ho provato.
Inoltre adesso mi gioco l’asso, ovvero il LIBRONE Il mondo del ghiaccio e del fuoco. In questa opera bellissima, davvero un capolavoro di editoria e contenuti libidinosi, il maestro Yandels mentisce la voce che circolava sul fatto che Joanna Lannister avrebbe concesso la sua verginità ad Aerys e viene smentita anche quella che asserisce che il re si sarebbe preso troppe libertà con lei durante la cerimonia della messa a letto. Come si diceva? Excusatio non petita, accusatio manifesta: perché occuparsi di smentire una voce in un libro di storia?
Ancora la storia del maestro Yendel riporta che dopo il matrimonio di Tywin e Joanna, celebrato nel 263, lady Lannister andò a vivere a corte come dama di compagnia della regina Rhaella e che dopo qualche tempo fu congedata dalla regina stessa senza nessuna spiegazione.
Fatto sta che nel 266 nacquero i gemelli. Purtroppo non viene riportato da nessuna parte in che anno Rhaella cacciò Joanna da corte perciò… ecco… anche questa teoria sta su con gli spilli e se Jaime ne venisse a conoscenza la sua faccia sarebbe probabilmente questa.

Poi ci sarebbe anche quella teoria che vorrebbe Jaime il principe che fu promesso ma… per oggi è abbastanza. E resta il fatto che sia un gran f… personaggio.