Festival del Medioevo 2019

La mia esperienza al Festival del medioevo di Gubbio

Donne: l’altro volto della storia

Descrivere a parole cosa è stata per me questa due giorni di immersione medievale è impossibile.
Impossibile è riprodurre le esatte impressioni, l’atmosfera, le voci, la bulimia di meraviglia cui ho preso parte.
Non sono Proust, non so dar vita alla memoria come faceva lui ma da lui prendo in prestito un termine un termine che gli stava particolarmente a cuore: il fondu. Fondu definisce un’atmosfera unitaria, un sentimento di permeabilità, di immedesimazione, di immersione come si immerge un biscotto nel cioccolato per ricoprirlo. Mi sono immersa nell’atmosfera, immersa tutt’intera e per quasi quarantotto ore non ho pensato ad altro.
Le conferenze si susseguivano l’una dopo l’altra con la sola pausa pranzo di due ore, si passava da Eleonora d’Arborea a Eleonora d’Aquitania, da Costanza ‘Altavilla a Melisenda di Gerusalemme senza soluzione di continuità. A pranzo e a cena mi infilavo in una tavernetta per smangiucchiare qualcosa mentre sistemavo gli appunti oppure riprendevo in mano il libro di Citati su Proust: pasto solitario in silenzio come gli antichi monaci, solo che invece di ascoltare la lettura nel refettorio leggevo io. Di sera nel B&B, dopo una telefonata in famiglia in cui non sono davvero riuscita a condensare tutte le emozioni provate, ho invece lavorato a un altro progetto libroso di cui spero di parlarvi presto.
Insomma, è stata una due giorni di lettura, ascolto e scrittura no stop durante i quali non smettevo di dire grazie, grazie a tutti: grazie al cameriere che mi portava il cresciaburger, grazie alla professoressa di liceo che mi mostrava un posto libero, grazie al proprietario del B&B per il caffe..

Non smetterò di pensare alla magia di questi due giorni e per questo voglio racchiudere qui tutto quello che posso, soprattutto le foto che mi riporteranno alla memoria parole ed emozioni.
Questo è un po’ un post-diario: una raccolta di souvenir, uno scritto per immagini in cui proprio le immagini hanno e devono avere l’attenzione maggiore.
Ho preso anche milioni di appunti, ho consumato un intero blocnotes e non mi era davvero mai accaduto. ogni lezione è stata trascritta e probabilmente, tempo permettendo, trascriverò ogni nota per sigillare nel tempo le parole e non permettere all’inchiostro di portarsele via sbiadendo…
Ne riparleremo.
E adesso pronti via per la carrellata di immagini!

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I Normanni

L’epopea dei Normanni: tre secoli di storia che hanno cambiato l’Europa.

La mia personalissima Sfida Medioevo continua anche se poco pubblicizzata: dopo aver affrontato i Goti con Procopio, l’epopea Longobarda e i Franchi dai Merovingi ai Carolingi è finalmente ora di passare ai Normanni! (Le varie tappe le trovate alla pagina Sfida Medioevo)


A guidarmi nella scoperta di questo popolo è Hubert Houben, professore di Storia medievale presso l’Università del Salento. L’intento del professore è di far comprendere non solo la storia dei Normanni nella sua successione cronologica ma soprattutto lo spirito conquistatore di questo popolo che alternando ferocia e diplomazia, si ritrovò a governare territori immensi che andavano dalle isole della Gran Bretagna alla Francia orientale, dal Mezzogiorno italiano al Vicino Oriente.

Quello che caratterizza il testo di Houben e lo differenzia dai millemila libri su questo soggetto è la grande semplicità con cui viene esposta la storia dei Normanni: la loro penetrazione sul continente dalle coste norvegesi per poi spingersi in Gran Bretagna, in Sicilia, nel Sud Italia, in Spagna e in Medio Oriente, la semplicità con cui si instaurarono nei territori dominati per poi essere assimilati alla popolazione.
I Normanni, infatti, sono ancora tra noi: integratisi con le popolazioni conquistate in poche decine di anni ne presero costumi, credo religioso e mogli, si servirono delle strutture organizzative preesistenti, fornirono eserciti temibili per le guerre dei signori locali e per l’armata cristiana nelle prime Crociate.

Cinque minuti fa esprimevo il mio parere positivissimo su questo libro a mio marito che ha confermato l’idea che mi ero fatta anche io di come fossero stati trattati i Normanni nelle lezioni di storia a scuola: un gran casino, a un certo punto compaiono, conquistano, guerreggiano, fanno cose (cosa?) e poi scompaiono e di loro non si sente più parlare.
All’università non va molto meglio perché si procede per corsi monografici (almeno così era ai “miei tempi”) perciò o fanno parte del corso oppure passano anche lì come una meteora per poi scomparire nel nulla.
Houben, in meno di cento pagine, riesce a disegnare un quadro sintetico e chiaro di più di due secoli di storia, dalla conversione di Rollo a Costanza d’Altavilla, madre di Federico II Stupor Mundi.
Chapeau!

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La sovrana lettrice – una delusione annunciata

Alan Bennett La sovrana lettrice

La prossima volta che vedrò un libro comparire spesso, spessissimo, sui social mi ricorderò de La sovrana lettrice e di quel che ho provato leggendolo.
Noia.
E bisogna anche fare i complimenti all’autore se in 86 pagine di racconto in corpo 14 (o 16, non so) è riuscito a suscitare questo sentimento.

La scelta della protagonista è irresistibile, chi non vorrebbe un libro con la meravigliosa Liz in copertina?
Purtroppo l’espressione della Queen nella succitata copertina è anche la stessa che ho avuto io alla fine della lettura:
“MEH! Altri 8 euro spesi male”

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Ci siamo trasferiti!

Dopo 11 anni il blog Illuminazioni saluta Blogger e si trasferisce su WordPress.
Ho trascorso troppo tempo a litigare con l’impaginazione e alla fine, non volendo impazzire con l’html, ho desistito.
Nel 2008 Blogger mi era sembrato, e in effetti era, il modo più semplice per condividere i miei pensieri sui viaggi, sulle avventure e le letture ma sin dall’inizio mi è sembrato che non soddisfacesse completamente le mie esigenze.
Poi nel 2010 arrivò il blocco del lettore e, di conseguenza, quello dello scrittore. Messi libri e blog da una parte non ci pensai più fino al 2016 quando con il desiderio di tornare a leggere tornò anche quello di scrivere.
Era cambiato il mondo nel frattempo!
I social avevano preso il sopravvento sui blog di cui molti decretavano addirittura la morte, inoltre la diffusione di cellulari e tablet richiedeva una grafica e un’estetica diversa.
Come se non bastasse dalla piattaforma erano sparite alcune funzionalità, molti plugin creati dagli utenti erano stati rimossi perché ritenuti “non sicuri” ma non erano stati sostituiti da altri con le stesse caratteristiche.
Insomma: internet era cambiato, il modo di accedervi era cambiato ma su Blogger si erano limitati a togliere senza implementare.
Ho resistito tre anni: quello che mi bloccava era l’immane mole di lavoro che mi immaginavo di dover fare.

Poi un giorno al coniuge viene la voglia, per sé, mica per me, di migrare il suo blog da Blogger a WordPress, ci impiega cinque minuti (il tempo di scaricare e ricaricare i contenuti), altri tre li spende a scegliere e personalizzare tema e widget e in dieci totali, compreso controllo finale, ha terminato.
Dieci minuti dopo ho anche io migrato il blog e detto addio al vecchio.
Ho migrato tutto, ma proprio tutto, in cinque minuti più cinque di correzioni varie: articoli, foto, pagine, tag, commenti.
Non mi sembrava vero!

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Comma 22 – Come la racconti la guerra?

Come la racconti la guerra?
Come la racconti la seconda guerra mondiale?
Il desiderio di uccidere qualcuno che non conosci, la paura di essere ucciso da chi non ha motivi personali per farlo. Il susseguirsi degli eventi nel loro essere ripescati dalla memoria?
Per prima cosa attraverso al follia.
La follia di un regolamento, il Comma 22, che recita: solo chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo.
Un circolo vizioso perfetto in cui i soli esentati dalle missioni sono proprio quelli che vogliono che la guerra continui.

Ora, spiegare come sia Comma 22 non è semplice e soprattutto non vorrei banalizzarlo utilizzando espressioni tipo “capolavoro della letteratura postmoderna” o “un libro che ha segnato e definito il Dopoguerra” o altre frasi sicuramente correte ma riduttive: per spiegarvi perché è davvero un’opera d’arte (e anche perché è divertente) voglio scomporlo come di solito non faccio, prendendo in considerazione i personaggi, la struttura e il linguaggio.

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