Asino, tra sapienza e dionisiaco

Questo post nasce come estensione di quello dedicato all’Asino d’oro o Le Metamorfosi di Apuleio che potete trovare qui: poiché le digressioni sull’asino e sulla rosa come simboli rischiavano di essere troppo lunghi e di appesantire un commento che era già di per sé corposo, ho deciso di dedicare loro un approfondimento separato lasciando alle Metamorfosi il loro spazio ma permettendo anche a chi fosse CURIOSO (😁) di conoscere l’origine e l’evoluzione dei simboli nella storia di sviscerare l’argomento.

La trasformazione in asino viene considerata, nella lettura moderna, in modo sfavorevole, in realtà questo animale non è sempre stato considerato negativamente nella storia. Di seguito una breve digressione che attraversa citazioni della biblica asina di Balaam, il dio egizio Seth, il conflitto tra apollineo e dionisiaco e la leggenda di re Mida.

Nelle antiche tradizioni asiatiche e indoeuropee, per esempio, l’asino era simbolo regale e sapienziale, in Oriente l’asina bianca era la cavalcatura di re e condottieri, lo stesso Gesù entrò in Gerusalemme a dorso di mulo la domenica delle Palme.
Nel libro dei Numeri della Bibbia (22,21-35) l’asina di Balaam è una figura sapienziale in quanto vede i segni di Dio prima del suo padrone. Significativo è che all’interno dell’Antico testamento ci siano solo due esempi di animali parlanti: l’asina di Balaam e il serpente nell’Eden.
Balaam era un veggente nel II millennio a.C. che venne mandato dal re di Moab, Malak, a maledire Israele, il veggente sella l’asina e parte per esaudire la volontà del re ma l’angelo del Signore gli si para davanti per tre volte, per tre volte Balaam non lo vede ma lo vede l’asina che devia ogni volta strada e il mago, per ritorsione, la picchia. La terza volta l’asina miracolosamente parla e fa ragionare il suo padrone mettendolo in grado di vedere anche lui l’angelo e di conoscere la volontà del Signore.

Dio ferma Balaam
Maastricht Book of Hours (BL Stowe MS17), f97r, Dio ferma Balaam

Sempre in Egitto, e sempre nel II millennio a.C., l’asino trova un suo posto particolare nella mitologia che ha probabilmente radici nella storia del Medio regno e denota aspetti intrinsecamente legati con la storia dell’Asino d’oro di Apuleio e i riti isiaci cui viene iniziato Lucio nel capitolo XI: tra il 1720 e il 1530 a.C una popolazione chiamata Hyksos penetra e governa nel sud dell’Egitto: presso questo popolo due orecchie d’asino, poste alla sommità di uno scettro, simboleggiavano il potere divino. Questi Hyksos vengono in archeologia associati a popolazioni cananee che portarono in Egitto l’uso del cavallo e il culto delle tempeste identificato con il dio egiziano Seth. Ora, nella mitologia egizia questo Seth era il dio del caos, del deserto, delle tempeste e della violenza e veniva raffigurato sotto sembianze d’asino. Secondo la Pietra di Shabaka (documento che raccoglie la cosmogonia menfita), Geb, personificazione della Terra, era sposato con Nut, il cielo, dalla quale ebbe quattro figli: Seth, Osiride, Iside e Nefti. Seondo la mitologia Geb avrebbe diviso l’Egitto in due territori destinando la zona desertica dell’Alto Egitto (quella posta a Sud) a Seth e il Basso (la parte più fertile con il Delta del Nilo) a Horus, figlio di Osiride, ucciso da Seth. In questi miti Seth non viene rappresentato come una forza puramente negativa ma semplicemente come una forza, tant’è vero che Seth e Horus furono spesso rappresentati insieme nell’atto di incoronare i faraoni.
Il mito potrebbe interpretare particolari avvenimenti storici come la conquista della parte meridionale dell’Egitto, la parte meno fertile e più desertica, da parte di questi Hyksos, amanti degli equidi (cavalli e asini). Gli scontri mitologici tra Horus e Seth rimanderebbero a guerre di conquista e di difesa nell’Alto Egitto che si risolsero in una unione delle terre accompagnato dal sincretismo religioso, di qui anche l’associazione del dio Seth, rappresentante dei popoli invasori, con la figura dell’usurpatore e uccisore di Osiride, probabilmente rappresentante la dinastia sconfitta dagli Hyksos al loro arrivo.

Seth e Horus incoronano Ramesses
Seth e Horus incoronano Ramesses, tempio di Abu Simbel.

Se si leggono le Metamorfosi di Apuleio alla luce di questo mito, la trasformazione in asino potrebbe significare l’esperienza di caos che ha dovuto vivere Lucio, il suo vagare e venire a conoscenza delle bassezze umane, prima di venire iniziato ai culti misterici di Iside e Osiride.

L’asino di Apuleio potrebbe però anche rimandare al conflitto tra culto apollineo e culto dionisiaco che si tenne in Grecia nel I millennio a.C. quando i Traci, seguaci di Dioniso, invasero la Beozia e l’Attica, l’asino, infatti, era la cavalcatura di Dioniso. Come per Seth e Horus il conflitto si risolse in un sincretismo ma ci ha lasciata una leggenda molto nota: quella del re Mida.
Secondo il mito greco Dioniso aveva un patrigno: Sileno, vecchio satiro, spirito della danza e della spremitura dell’uva che cavalcava un asino; Sileno ricevette da Ermes il piccolo Dioniso e lo affidò alle cure della ninfa Nisa, anni dopo, mentre si trovava con il suo figlioccio in Frigia si perse e si ritrovò nel giardino di rose di re Mida che lo ospitò generosamente per dieci giorni ascoltando le sue storie meravigliose e l’undicesimo giorno (undici come i libri delle Metamorfosi) lo fece riportare in Lidia da Dioniso. Per questa cortesia il dio gli concesse un desiderio e il re chiese di poter trasformare tutto quel che toccava in oro. Re Mida poi si pentì e Dioniso gli concesse di tornare come prima.
A re Mida viene associata anche un altro mito, forse più interessante per le evoluzioni che ebbero la storia dell’asino d’oro e quella di Amore e Psiche e che vede protagonista Pan.
Secondo le Metamorfosi di Ovidio re Mida, stanco delle ricchezze, si ritirò nei boschi in compagnia di Pan, dio dall’aspetto caprino, tanto bravo a suonare da sfidare lo stesso Apollo. Giudice della contesa è il monte Tmolo che assegna la vittoria al dio del Sole ma Mida, presente al duello, protesta cosicché Apollo fa comparire al re orecchie di asino: poiché gli asini erano sacri a Dioniso e Pan era un figlio di Sileno, precettore del dio del vino, che almeno Mida ne avesse gli attributi estetici!

Domenichino e aiuti - Il giudizio di Mida
Domenichino e aiuti – Il giudizio di Mida (1616 – 1618), National Gallery, Londra

Questa dicotomia tra Apollo e Dioniso ritornerà con Nietzsche in “La nascita della tragedia” del 1872 e verrà delicatamente ripresa da Giovanni Pascoli nel poema di Psyche pubblicato all’interno dei Poemi Conviviali del 1904.

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