Sfida dei classici

Buongiorno!
Cerchiamo un po’ di fare un programma di lettura per il 2020.

Da una costola del gruppo di lettura GdlClassicamenteLibri è nata una sfida per leggere più libri classici possibile… praticamente mi hanno invitata a nozze.
Ci sono delle regole però: per rendere più uniforme l’esperienza e permettere la nascita di gruppi di lettura in cui confrontarci, di tutti gli autori che presenta il panorama della letteratura classica ne sono stati scelti solo alcuni e vi riporto la lista qui sotto con le mie ipotesi di lettura.
Ho aggiunto dei bonus che non entreranno a far parte della sfida ma me li tengo buoni per riempire i buchi là dove gli autori scelti non mi ispirano oppure dove ritengo di aver già letto i libri che mi interessano (vedi A di Austen, Alcott e Apuleio o R di Radcliffe e Rilke… la Z mi resta scoperta visto che non muoio dalla voglia di leggere Zola e non mi vengono in mente altri autori classici con la Z)

Allora! Le regole sono le seguenti:

  • i libri sono a scelta libera
  • si può seguire l’ordine che si vuole
  • ogni libro vale 1 punto
  • la sfida inizia il 1.11.2019 e finisce il 31.12.2020
  • non si vince nulla
  • sarebbe carino prima di iniziare a leggere il libro chiedere se qualcuno vuole unirsi alla lettura

Dimenticavo! La sfida è aperta su Telegram ma ognuno è comunque libero di leggere e postare sui social che preferisce a proposito degli autori che preferisce leggere.
Personalmente questa sfida sarà utilissima per smaltire un buon numero di classici che mi chiamano affacciati ai ripiani della mia biblioteca, l’obiettivo sarà dunque non acquistare nuovi libri ma consumare quelli già in mio possesso.
Di seguito lascio gli autori e le ipotesi di lettura, se siete interessati alla sfida seguite l’#sfidadeiclassici, alcuni gruppi di lettura si stanno già formando e stanno già definendo le date di lettura, vi metto tra parentesi quelli che intendo bazzicare io.

A: Alcott / Austen / Apuleio: 3: L’asino d’oro
BONUS: Aretino – Sei giornate
B: Balzac / Bronte / Baudelaire: 1: Il capolavoro sconosciuto
1: Un tenebroso affare
1: Sarrasine…
C: Collins / Cechov / Capote: 3: Colazione da Tiffany
3: A sangue freddo
2: Il giardino dei ciliegi
2: Racconti umoristici
D: Dosto / Dumas / Dickens: 1: Le notti bianche
1: Memorie dal sottosuolo
3: Casa Desolata (già in lettura)
E: Eliot George / Eco 2: Il nome della rosa (rilettura)
2: Il cimitero di Praga
F: Fenoglio / Fitzgerald / Flaubert: 1: Il partigiano Jonny
2: Tenera è la notte (novembre 2019)
2: Belli e dannati
3: L’educazione sentimentale
3: Un cuore semplice
G: Gogol / Grimm / Goncharov: 1: Il cappotto
1: Il naso
H: Hardy / Hawthorne / Hemingway / Hugo: 1: Tess dei D’Uberville
1: Via dalla Pazza folla
4: l’ultimo giorno di un condannato
I: Ibsen / Irving : 1: Casa di bambola (rilettura)
J: Joyce / James: 1: Gente di Dublino (dicembre 2019)
1: Dedalus
K: Kafka / Keats / Kipling: 1: Lettera al padre (rilettura)
1: Il castello
2: I ragazzi che amavano il vento
L : Lawrence / Levi / London: 1: La vergine e lo zingaro
3: Martin Eden (novembre 2019)
BONUS: La Fayette: La principessa di Clèves
BONUS: Leopardi: Memorie del primo amore
BONUS: Lesage: Turcaret
M : Melville / Moravia / Montgomery: 1: Bartleby lo scrivano
2: La Ciociara
N : Nievo Ippolito / Natoli / Nemirosky: 3: Il vino della solitudine
BONUS: Nietzsche: La nascita della tragedia
O : Orwell / Omero / Ovidio: NON NE HO IDEA, non mi ispira niente e quel che mi ispira l’ho già etto
P : Puskin / Pirandello / Proust: 2: Enrico IV
2: I quaderni di Serafino Gubbio
3: All’ombra delle fanciulle in fiore (1.11.19)
3: I Guermantes
3: Sodoma e Gomorra
3: La prigioniera
3: La fuggitiva
3: Il tempo ritrovato
Q : Quasimodo / Quiroga /Queneau: 3: Zazie dans le metro
3: Tempi duri saint GlinGlin
R : Radcliffe Ann / Reiner Maria Rilke: NON NE HO IDEA
BONUS: Racine: Britannicus
BONUS: Racine: Fedra
BONUS: Radiguet: Il diavolo in corpo
BONUS: Roswita: teatro
S : Shakespeare / Stevenson / Shelley: 1: Un po’ di tutto…
2: L’isola del tesoro
3: I miei sogni mi appartengono
BONUS: Stendhal: La certosa di Parma
BONUS: Stendhal: Il rosso e il nero
BONUS: Stendhal: Vittoria Accoramboni
BONUS: Sterne: Un romanzo politico
T : Tolstòj / Twain / Thackeray: 2: Racconti comici
3: Barry Lyndon
U : Ungaretti: NON NE HO IDEA
V : Verga / Voltaire / Verne: 2: Micromegas
2: Il filosofo ignorante
W : Woolf / H. G. Wells / Wilde: 1: Orlando
1: La signora Dalloway
Y : Yeats / Yourcenar: 1: ciclo Cuchulain
2: Memorie di Adriano
2: Il labirinto del mondo
Z : Zola / Zweig: 1: Germinal (se proprio devo… ma anche no)

Serendipità Librosa

Sabato mi sono fatta due ore di treno all’andata e due al ritorno per visitare la fiera del libro di Bologna dove in primavera avevo trovato una bancarella con dei gioielli pazzeschi, libri introvabili e pressoché sconosciuti tra cui il carteggio Cecchi-Praz e le lettere di Proust al suo editore.

Non ci crederete ma questa volta sono tornata da Bologna a mani vuote, non sono riuscita a trovare nulla di interessante a un prezzo decente, roba che le garzantine degli anni Sessanta le vendevano a sei euro l’una.
Sei euro (ma arrivavano fino a undici) per delle garzantine anni Sessanta???
Ma davvero???
Per non parlare dei MiniBUR, sempre anni Cinquanta-Sessanta, venduti a 3 euro… Allibita!
Capiamoci: stiamo parlando di avanzi di soffitta, roba malridotta, scollata, roba che se non va su una bancarella finisce nel pattume, quel genere di libri che di solito prendi al chilo.

Fiera del libro di Bologna

Comunque chissene!

L’altro obiettivo della giornata era trovare un regalino per il coniuge: il primo libro della “Guida intergalattica per autostoppisti” e ci sono riuscita.
Anzi, in realtà un libro sono riuscita a prenderlo: una brossura sull’Abbazia di Santo Stefano di Bologna che è una delle chiese più interessanti che abbia mai visto.

Tornata a casa mi bussa la vicina, accanita lettrice, mi dice che sta facendo spazio, che deve dar via dei libri e mi chiede se voglio spulciare un po’…

Secondo voi me lo sono fatto ripetere?

Così altri undici bambini hanno trovato casa… adesso devo solo aiutarla ad accasare anche gli altri ma forse ho già trovato perché c’è un’associazione qui a Fano che li raccoglie per aprire una biblioteca sociale e davvero non riesco a pensare a una destinazione migliore.

Vi lascio foto dei bimbi, io li amo già.

Freud: L’interpretazione dei sogni – ce l’avevo già ma in un’edizione parziale Newton 100 pagine 1000 lire
Peretz: Novelle ebraiche
Rose d’Israele: racconti di scrittrici israeliane
Lewis: Il più grande uomo scimmia del Pleistocene – lo desideravo da un po’ ma non mi era mai capitato a tiro… detto, fatto
Barbery: L’eleganza del riccio – letto ma dato via… me ne sono pentita e così eccolo di ritorno
Richler: Scegli il tuo nemico – è il primo romanzo dell’autore de “La versione di Barney”, sono curiosissima
Garnett: Ingannata con dolcezza – autobiografia della nipote di Virginia Woolf
Marisa Fenoglio: Uno scrittore in famiglia – breve, brevissimo assaggio biografico
Allende: Per Paula – sono le lettere rcevut dall’autrice dopo la pubblicazione di “Paula”… ho già il magone
Ensler: I monologhi della vagina – anche a questo giravo attorno da un po’… a volte i libri ci capitano tra le mani richiamati dal desiderio
Morrison: Jazz – altro libro desideratissimo… sono una persona felice

Matrimonio Siriano di Laura Tangherlini. Echi letterari dell’assurdo e del distopico

Il libro Matrimonio Siriano è uscito nel 2017 con la Infinito Edizioni grazie a un progetto di crowdfounding, ho già parlato in questo post della presentazione cui ho assistito ad aprile.
Adesso che il libro è stato ripubblicato con Rubbettino Editore ed è stato generosamente ampliato con un approfondimento su quella che è la situazione politica attuale e sulle prospettive che si aprono ai profughi siriani.
L’opera è un misto di saggistica e reportage ma vorrei porre l’attenzione sui rimandi letterari che si trova di fronte il lettore.

Ho avuto la possibilità di introdurre l’autrice Laura Tangherlini in collaborazione con la volontaria di Emercency Carla Luzi durante una sua presentazione del libro presso la Libreria Mondadori di Fano, in fondo al post, per i curiosi, lascio il mio intervento che è una sintesi molto stringata di questo post.

  • Matrimonio siriano - il team dell'evento

È istintivo trovare un paragone con i reportage di Oriana Fallaci.
Quello che accomuna le due autrici, oltre al fatto di essere italiane, donne e giornaliste, è il coraggio che non è quello macho di sfidare il pericolo noncurante delle conseguenze e senza paura ma è il coraggio di affrontarla questa paura. Oriana scriveva in “Niente e così sia” che “ci vuole un amico alla guerra, ci vuole qualcuno a cui dire “Ho paura” e la paura non è solo quella della guerra ma è anche e soprattutto la paura di confrontarsi con una realtà dolorosa coscienti della possibilità di ritornare feriti, scossi, turbati dalle testimonianze raccolte, dalle immagini di guerra, povertà ed emarginazione che arrivano dagli occhi dei bambini e delle madri.
È la coscienza del pericolo emotivo e delle sue conseguenze che rende coraggiosi.

Matrimonio Siriano è un’opera a cornice: c’è un racconto principale, il viaggio di nozze di Laura e Marco e in ogni luogo, a ogni incontro, vengono narrate le storie dei protagonisti del fenomeno migratorio che coinvolge i profughi siriani, certo, ma anche le tante realtà benefiche di cooperazione e le ONG che collaborano a rendere migliore la condizione dei siriani in Libano, Giordania e Turchia, ci sono i racconti delle popolazioni sul cui territorio questi profughi sono accolti, che temono che la situazione possa protrarsi a lungo e che i profughi finiscano di “rubare” il poco lavoro che c’è o che contribuiscano a far abbassare ulteriormente le paghe per i lavori manuali, ci sono poi i racconti dei profughi che riescono a farcela e si mettono a loro volta al servizio dei più bisognosi.

Matrimonio siriano, per la sua struttura e narrazione, è più vicino alla letteratura che alla saggistica, è più vicina al memoriale: è una raccolta di microstorie, di nomi, luoghi, persone, ricordi, immagini in parole come un caleidoscopio che muta l’immagine e la restituisce mutata a seconda della rotazione impressa da chi ci guarda attraverso. Allo stesso modo il libro, per la sua frammentazione, restituirà al lettore un’immagine specchio di come avrà voluto affrontare questa lettura: se concentrandosi più sull’aspetto politico, umano o figurato.

E il grande vantaggio che apporta questa lettura piuttosto che una intervista televisiva è il tempo: il tempo che il lettore dedicherà a queste parole. Perché se è vero che un’intervista televisiva ha un impatto molto forte su di noi perché al racconto si uniscono le immagini e i suoni, è anche vero che questo impatto è meno duraturo perché sarà limitato nel tempo a qualche minuto e perché immediatamente dopo verremo impattati da un altro racconto, un’altra intervista che andrà a sovrapporsi a quella che abbiamo appena visto e ascoltato. La lettura è sintetizzabile come una serie di microimpatti ripetuti nel tempo che si sovrappongono l’uno all’altro creando uno strato di consapevolezza che agirà da sotto la nostra coscienza mentre la televisione agisce sulla superficie. Stratificandosi si farà più incisivo e determinante.

Dal punto di vista letterario e culturale, come lettrice sono rimasta colpita dalle storie raccontate da Laura nel suo libro perché hanno evocato altre storie e altri racconti già sentiti o visti nei libri letti o nei film visti e molto è legato a un certo tipo di letteratura distopica o dell’assurdo.
Ci sono molti passi che ricordano Il maestro e Margherita di Bulgakov e sono i passi relativi ai documenti. Bulgakov era uno scrittore russo che scriveva ai tempi dell’Unione Sovietica. Il Maestro e Margherita fu scritto e riscritto tra il 1928 e il 1940 per essere pubblicato postumo tra il 1966 e il 1967. Ne “Il Maestro e Margherita” c’è una frase che mi ritorna continuamente alla memoria e che è molto indicativa di come fosse burocratizzato il regime sovietico ovvero:

“Se non esistono i documenti, non esiste neppure la persona”.

In Bulgakov questa asserzione ha risvolti comici e assurdi: documenti correttamente conservati d’improvviso scompaiono allo scomparire delle persone mentre, allo stesso tempo, il diavolo riesce a esibire con noncuranza il suo biglietto da visita-documento che prova che lui è il professor W. e si esibirà a teatro.
In “Matrimonio siriano, un nuovo viaggio” il problema dei documenti viene ripetutamente affrontato proprio a indicarne l’importanza: molti profughi siriani non hanno potuto portare con loro i documenti oppure li hanno perduti nella fuga o glieli hanno sequestrati. Di fatto ci troviamo di fronte a un mare di invisibili, di inesistenti: tutti coloro che non potranno presentare un certificato di nascita saranno inesistenti e non potranno usufruire degli aiuti molti dei bambini nati da genitori profughi si ritrovano senza il certificato di nascita perché i genitori non possono produrre il certificato di matrimonio, tutti coloro che non potranno presentare un certificato di matrimonio non potranno richiedere il ricongiungimento familiare e anche per questo i numeri che escono dalle statistiche sui profughi sono in realtà numeri per difetto, per grande difetto. i sono organizzazioni umanitarie come Intersos che si occupano proprio di questo: aiutare i profughi a trovare i documenti che certifichino la loro esistenza e diano loro diritto a un sostegno economico.

Woland Behemoth e Koroviev, protagonisti de Il Maestro e Margherita

Un altro rimando letterario culturale che emerge dalla lettura è legato al Dottor Zivago, il film interpretato da Omar Shariff e tratto da un libro di Boris Pasternak. È la scena in cui il dottor Zivago, mentre cammina nella neve per tornare a casa o andare in paese viene arruolato a forza dai partigiani rossi ai quali serve un medico, di fatto lo rapiscono e lo obbligano a stare con loro per circa due anni senza che nessuno possa avvisare la famiglia, il dottor Zivago sparisce nel nulla e nessuno ne ha più notizie. È lo stesso che è capitato a molti uomini siriani e che potrebbe capitare a tutti i rifugiati maschi di ritorno in età adatta al servizio militare: verranno immediatamente coscritti e obbligati a prestare servizio militare per poi sparire nelle caserme o essere mandati al fronte come prima linea, carne da macello spendibile in quanto, fuggiti dalla Siria, hanno dimostrato di non supportare il regime di Bashar al Assad e quindi o sono traditori destinati al carcere o alla morte, oppure diventeranno carne da macello.

Omar Shariff ne “Il dottor Zivago” di David Lean


Per chi vorrà trovare lavoro durante la ricostruzione sarà ugualmente necessario aver prestato servizio militare: l’arruolamento sarà condizione necessaria, in molti casi, per poter godere di un posto pubblico o un impiego duraturo e questo è Heinlein, maestro della letteratura fantascientifica che nel suo Fanteria dello spazio “Starship troopers”, da cui è stato tratto anche un film nel 97, teorizza come condizione primaria per godere dei diritti civili l’aver servito nell’esercito. Il Servizio Federale volontario è requisito primario per godere dell’elettorato attivo, dell’elettorato passivo e della possibilità di insegnare storia e filosofia.

Scena da “Starship Troopers”, film di Paul Verhoeven del 1997

Non è necessario essere degli esperti di politica internazionale per capire che tutte le guerre fanno schifo e che si lasciano dietro macerie e sofferenze ma bisogna anche pensare a chi sono i Siriani.
E i Siriani siamo noi.
I Siriani siamo noi, siamo anche noi, e lo siamo per ragioni storiche.
Da appassionata del Medioevo non potevo trovare un collegamento con la storia delle Crociate nel leggere di Siria e i riferimenti mi sono venuti immediatamente alla mente.

Gli stati crociati creati durante la Prima Crociata

Quando nel 1095 Papa Urbano II invocò a Clermont il soccorso armato dell’Occidente in favore di Costantinopoli contro l’invasione selgiuchida, a migliaia risposero all’appello dando origine a quella che viene considerata la Prima Crociata guidata da moltissimi nobili cattolici europei.
Durante proprio la Prima Crociata venne fondato il Principato di Antiochia che copre un’area a cavallo del confine turco-siriano, fu fondato da Boemondo di Taranto, un discendente dei Normanni che avevano all’epoca il dominio sull’Italia Meridionale. Le crociate erano anche e soprattutto l’occasione per i figli cadetti delle casate nobili europee per trovare fortuna, farsi un nome e guadagnar ricchezze. Al seguito dei nobili venivano eserciti formati ovviamente da giovani maschi, anche loro in cerca di fortuna.
E cosa accade quando giovani maschi si insediano in un nuovo territorio conquistato e fanno fortuna? Generalmente tendono a far famiglia.
Solo che non è facile portare in Antiochia decine di donne europee: il viaggio è lungo, pericoloso, ci sono i predoni e un’infinità di possibili malattie che si possono contrarre, così molti degli uomini al seguito di Boemondo di Taranto presero in moglie donne locali.
I contatti, gli scambi, le unioni, le relazioni tra Occidente e Medio Oriente continuarono nei secoli fino alla caduta definitiva di Costantinopoli; i Franchi, come venivano chiamati tutti gli europei in Medio Oriente, impararono l’arabo, si posero in contatto con il mondo culturale e scientifico locale e vennero a conoscenza di teorie e scoperte in campo scientifico come la medicina, la matematica e l’astronomia che in Occidente erano state accantonate a favore di un sapere più letterario e teologico. Con il perdurare degli scambi queste conoscenze furono portate in Europa contribuendo alla crescita culturale, scientifica e tecnologica dell’Occidente.

Per questo ci sentiamo tanto vicini ai Siriani e alle loro storie: la loro storia è strettamente intrecciata alla nostra, il loro DNA contiene pezzetti del nostro e quando vediamo i loro volti, in realtà è il nostro che stiamo guardando.

La mia introduzione, brevissima, in libreria

Bookhaul agosto

Agosto, almeno per la mia famiglia, è il mese delle ferie: nelle due settimane di pausa da lavoro, scuola e campo estivo non siamo stati un giorno a casa e non vediamo l’ora di riprendere gli impegni annuali per riposarci.
Anche il bookhaul ha risentito di queste attività, tanto che metà dei nuovi arrivati riguarda esposizioni e viaggi.
⭐ Per quanto riguarda le esposizioni la parte del leone la fa Leonardo e la mostra “LEONARDO e VITRUVIO. ALLA RICERCA DELL’ARMONIA. I leggendari disegni del Codice Atlantico” di cui vi ho già parlato in un post precedente, nelle storie e sul blog e che ho già visitato due volte.
🌙 “Leonardo e Vitruvio. Oltre il cerchio e il quadrato”: catalogo della mostra
🌙 “Perfecto e virtuale. L’uomo vitruviano di Leonardo”: incentrato proprio sulle proporzioni geometriche e naturali studiate dall’artista

Continua a leggere “Bookhaul agosto”

Wide Sargasso Sea – di colonie, di riletture e di identità


Importante: prima di leggere questo post assicuratevi di sapere chi fosse Jean Rhys, wikipedia ita e wikipedia ing (PS: la pagina in inglese è, neanche a dirlo, più approfondita).



Un giorno Jean Rhys incontrò Jane Eyre.


L’attenzione della Rhys, creola trapiantata in Europa, si focalizza totalmente sul personaggio di Bertha Mason, la pazza prima moglie creola di Rochester che darà fuoco a Thornfield: così sbagliata, così diversa; in Rhys l’identificazione è immediata: si riconosce in Bertha e, forse, nel suo essere altro.

Tuttavia Rhys sente anche che Bertha è stata trattata ingiustamente: la sua storia rivelata solo attraverso le parole di Rochester. Ma è questa la verità?
“Questa è la sua versione”, scrive Rhys in Wide Sargasso, “c’è sempre un altro lato”, “loro inventano storie su di te e menzogne su di me”, “è un bravo uomo ma sente talmente tante storie che non sa più a cosa credere”
Rochester/Bronte ha raccontato la sua storia e il lettore non ha mai messo in dubbio la sua versione fino a quando Jean Rhys non ebbe l’ardire di metterla in discussione e scrivere la storia di Bertha.
Per secoli il colonizzatore, maschio, bianco, ha raccontato la sua versione: ha dato il nome a tutto ciò di cui prendeva possesso come Adamo nel Paradiso terrestre, ha definito con le sue parole, ha raccontato l’altro sulla base di ciò che a lui era familiare, di ciò che aveva vissuto e della storia che lo aveva preceduto. Il suo sguardo si è posato solo su quel che per lui era interessante illuminando o lasciando nell’ombra secondo i suoi desideri e le sue necessità.
Così Bertha Mason è stata rinchiusa in una stanza al terzo piano della tenuta Thornfield senza darle la possibilità di parlare e raccontare al mondo esterno la sua storia, la sua identità. La sua stessa esistenza viene taciuta. Rochester l’ha sposata per interesse e ha guadagnato da questo matrimonio ma non l’ha mai amata, non si è mai davvero preso cura di lei: secondogenito, tutta la ricchezza di famiglia era destinata a suo fratello maggiore così Rochester ha trovato chi gli ha combinato un matrimonio conveniente ai Caraibi, con una giovane e bellissima creola di famiglia benestante. Si è impossessato del suo patrimonio e non l’ha mai amata. Charlotte Bronte fa dire al suo personaggio
I thought I loved her. (…) I never loved, I never esteemed, I did not even know her.“Non l’ho mai amata, non l’ho mai stimata, non l’ho nemmeno mai conosciuta.”
Cosa è il colonialismo se non sfruttare una terra senza curarsene? Prendere tutto quel che ha valore e non dare nulla in cambio? Vivere in un luogo tra persone diverse e non desiderare nemmeno di conoscerle?



Non è mia intenzione asserire qui che Wide sargasso Sea sia una metafora dell’Imperialismo britannico, mi rendo conto che così sembrerebbe ma così non è: Wide Sargasso Sea è un romanzo frutto dell’immaginazione di Jean Rhys ma è anche il riflesso della sua esperienza di creola trapiantata in Europa ed è impossibile per il lettore consapevole separare Bertha da Jean.

Questo è l’ultimo romanzo di Rhys ma è anche il suo primo romanzo. Negli anni Trenta il suo secondo marito, Leslie Tilden-Smith, editore inglese, le diede una copia di Jane Eyre e lei fu immediatamente rapita dal desiderio di scrivere la storia di Bertha Mason, ne scrisse circa una metà, avrebbe dovuto intitolarsi The Revenant, poi, a seguito di una lite con Leslie, lo bruciò (“I manoscritti non bruciano” -uciano -uciano -uciano…).
Negli anni Quaranta, dopo una breve e opaca esperienza di scrittrice Rhys sparì dalle cronache e venne data per morta.
Ma non era morta.
Nelle sue lettere scrive:
Bertha Mason F. H. Townsend 1847

“E’ quella particolare, folle Creola che voglio narrare, non qualunque folle Creola”

rimugina su tutte le scene sbagliate e soprattutto sulla crudeltà di Rochester verso sua moglie.
Nel silenzio continua a riscrivere e rifinire il libro della vita: Wide Sargasso Sea, parla del romanzo come di un “demon of a book”, scrive su fogli sparsi, li incrocia, li modifica in continuazione, è ossessionata dalla scrittura e dalle voci narranti attraverso le quali la storia si dipana. Non riesce a mollarlo quel manoscritto, a lasciarlo andare: è la sua creatura. Nel 1966 suo marito muore e Jean scrive all’editrice Diana Athill di aver sognato un bimbo in una culla e di aver capito che era tempo di portare a termine il libro e far sentire la voce di Bertha.



Bertha Mason parlò nel 1966 e scoprimmo che in realtà quello non era nemmeno il suo nome: il libro inizia ed è lei stessa a narrare la sua storia, senza intermediari, senza distorsioni se non le sue, senza lacune se non ciò che lei stessa vuole celare. Il suo nome è Antoinette Cosway, molto più musicale di Bertha Mason non vi pare? Bertha è il nome che lui le ha voluto dare per rendere totale il dominio su di lei, rinominandola esattamente come i coloni rinominavano i luoghi in cui esportavano la civiltà, le loro usanze e la loro religione.

E’ dalla scoperta dell’altro nome che il lettore comprende cosa stia davvero leggendo: un romanzo sull’identità, sull’essenza, sulle radici
Il romanzo è diviso in tre parti che ricalcano quelle della tragedia classica: inizia con la voce narrante di Antoinette dalla quale veniamo a conoscenza di questo mondo di frontiera, i Caraibi, tra civiltà occidentale e istinti locali. Antoinette vive con la madre e il fratello in indigenza finché sua madre non si risposa con il signor Mason, la loro situazione sembra migliorare ma sono costantemente oggetto di disprezzo e violenza da parte degli abitanti dell’isola che arriveranno ad appiccare il fuoco alla loro casa. Il fratello di Antoinette morirà nell’incendio, la madre impazzirà dal dolore e loro saranno costretti a trovare una nuova sistemazione.
Dunque Antoinette – Fuoco



Nella parte centrale del romanzo è Rochester che parla, prende la parola e racconta i primi tempi del matrimonio, la loro vita nella città di Massacre (Massacro… nessuno ricorda più di che massacro si tratti). Si intromette un terzo narratore: Daniel, afferma in alcune lettere indirizzate a Rocheter di essere il fratello di Antoinette, che Rochester (in realtà questo nome non viene mai fatto ma è evidente che si tratti di lui) è stato tenuto all’oscuro del fatto che nella famiglia di Antoinette la pazzia è ereditaria e che lei in realtà ha avuto altri uomini prima di lui.



Verità? Menzogna? Circolano tante voci sul conto di Antoinette e Rochester non sa più a cosa credere, intanto però si allontana da quella moglie sconosciuta: tra la verità e la menzogna lui sceglie di non scegliere, di non sapere

E’ sempre troppo tardi per la verità
una volta che il seme del dubbio è stato piantato questo germoglia alimentato dai silenzi di Antoinette e fiorisce in altri dubbi e in vendette rancorose.
Nessuno parla più di quei giorni adesso. Sono stati dimenticati, tranne le menzogne. Le menzogne non si dimenticano mai, crescono e crescono.
Nella terza e ultima parte Antoinette/Bertha riprende la parola: vive rinchiusa in una stanza al terzo piano di Thornfield, è una proprietà dimenticata, accatastata nei recessi della memoria di Rochester come uno di quei souvenirs da bancarella acquistati in viaggio con una persona che non gradiamo più e che nascondiamo alla vista senza riuscire a sbarazzarcene: Antoinette non è più sua, non lo è mai stata forse ma non è possibile rimetterla in libertà.
In questo nuovo racconto tutto è confuso, ricordi e presente, realtà e sogno, solo l’angoscia è viva e reale, la solitudine, l’abbandono.
La ribellione.



C’è tanto, tantissimo postmodernismo qui ma sembra del tutto involontario: riprendere un classico del passato e riscriverne parte della storia “dall’altro lato”, il cambio continuo di narratore e di narrazione, il dubbio continuo su cosa sia vero e cosa no, cosa sia affidabile e cosa no, i silenzi, i continui riferimenti a fatti del passato ormai dimenticati che però tornano come fantasmi dai recessi della memoria. Il postmoderno è di pancia e verace qui, non di testa e studiato come nelle opere dei grandissimi Eco, Calvino, Ackroyd. E’ un sentimento più che una corrente letteraria: è il mondo degli unfit, degli spostati, dei dimenticati e sfruttati che prende la parola.



Ho amato questo libro?

Da impazzire! Il personaggio di Bertha in Charlotte Bronte mi era sempre sembrato grottesco e fuori luogo, Jean Rhys le ha finalmente dato un’identità e una ragione di essere e la scrittura, ridondante, attorcigliata, ritmica, onirica a tratti, è quasi un battere di tamburi nella notte tropicale
Dum dum dum dum




Detto tra noi, non ho mai potuto sopportare Jane Eyre #TeamAntoinette